Chi sono

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Chi sono in realtà non posso dirvelo, perché non lo so nemmeno io. L’identità è andata in frantumi qualche tempo fa, e i cocci sono ora sparsi ovunque, indistinguibili nel mare di informazioni  contraddittorie che contraddistingue l’epoca in cui viviamo.

Ho visto molti giovani aggrapparsi alle vecchie e confortevoli identità del secolo scorso, in un rocambolesco tentativo di trovare un senso a tutto quanto. Li ho visti trascinare fuori a forza dalle loro tombe i cadaveri putrescenti di vecchie ideologie, fedi religiose, istituzioni sociali. Ma i morti sono morti, per quanto altisonante fosse il loro nome da vivi.

Poi ci sono quelli che le risposte alle assurdità del presente le hanno sempre cercate nel futuro, nelle utopie (im)possibili. La decrescita felice, il simple living, il downshifting. Per un mondo più pulito, meno popolato, meno produttivo e più contemplativo, più lento, più cooperativo, eccetera, eccetera, eccetera. Io facevo parte di quella schiera, che a un cadavere prestigioso preferisce un fantasma intangibile.

Stavo inseguendo il mio fantasma quando, un giorno non lontano, ho scoperto qualcosa di sorprendente, qualcosa che nella mia foga di guardare al di fuori non avevo mai degnato di attenzione: me stesso. Eh sì, perché l’identità, prima che un fatto sociale, è un fatto personale. E per cambiare il mondo occorre innanzitutto cambiare se stessi, vivendo il cambiamento prima che abbia luogo.

Forte di questa nuova consapevolezza, mi sono messo all’opera.

E ho registrato una tendenza in me stesso che mi riempie di gioia: con l’età il mio idealismo e la mia fede nella possibilità di cambiare il mondo sono aumentate. Alla soglia dei trent’anni, posso dire di aver sconfitto il mostro dell’accettazione: io questo mondo, con tutti i suoi orrori e assurdità, non lo voglio accettare. Ma non voglio nemmeno scappare. Piuttosto, voglio descrivere le forme grottesche che ha assunto, e contribuire a rimodellarlo. Il fantasma è ancora lì, in attesa di incarnarsi. Aspetta solo che il corpo (sociale, culturale, socio-economico) sia pronto per accoglierlo.

Ma di tutto questo ho scritto e scriverò in futuro. Questo sito è in continua evoluzione, come lo sono le mie idee e la mia vita.

Qui troverete un archivio di tutto ciò che ho scritto e scriverò, online e offline. Fra le cose che potete trovare vi sono: articoli, interviste, paper e pubblicazioni, tesi di laurea, poesie, racconti e dialoghi interiori.

E per finire, qualche titolo accademico, per chi crede che l’abito faccia il monaco (e la laurea il critico sociale): triennale in scienze sociali (Milano), magistrale in sociologia e ricerca sociale (Torino), master (in corso) in linguistica applicata (Cambridge). Scrivo principalmente in italiano, ma troverete anche del materiale in inglese ed esperanto.

Buona lettura!

Federico Tabellini, 04/10/2016, Bruxelles.

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